Orient




Piramidi costruite da esseri superiori?

“Gli albori della storia egizia sono un mistero. Gli antichi egizi non hanno mai comunicato da nessuna parte le coordinate delle proprie origini.”

Inizia con queste parole l’avventura all’interno del settore Orient. Parole affascinanti e molto forti, ma forse non molto al passo coi tempi, a differenza della tecnologia impiegata per la costruzione del parco.

Esistono diverse teorie (non semplici ipotesi), suffragate da reperti archeologici, sulle origini degli antichi egizi. Tutte ruotano intorno al fatto che diverse migliaia di anni fa le popolazioni che vivevano intorno alla valle del Nilo, furono spinte verso la valle stessa dalla siccità o comunque da mutazioni climatiche sfavorevoli. Gli antichi egizi erano, molto probabilmente, la risultanza di una commistione di queste tribù: molte delle rappresentazioni grafiche che ci sono giunte mostrano “razze” tra le più svariate.

Il mistero nasce dal fatto che nessun sovrano nell’Antico Egitto ha mai trascritto una data assoluta accanto al proprio cartiglio. Questo, semplicemente perché la datazione partiva da zero ad ogni incoronazione di nuovo re.

La reale cronologia relativa alla storia faraonica è ancora oggetto di studio: i punti fermi cui fare riferimento non danno date con certezza assoluta. Il lavoro degli studiosi ha reso tuttavia possibile la creazione di uno scheletro sostanzialmente preciso, all’interno del quale inserire le dinastie faraoniche, anche se, resta aperta la questione della “cronologia lunga” o “cronologia corta”. L’egittologia tende ad utilizzare sovente la cronologia corta, ma va detto chiaramente che in ogni caso la cronologia lunga non controverte la storia di questo straordinario popolo, ma dilata i tempi di ciascun sovrano, specie per quanto riguarda il Primo Periodo Intermedio.

Per questo motivo non vi sono antichi papiri che recano date assolute, ma un’insieme di documenti archeologici e cartacei di epoca tarda o addirittura posteriori alla nascita di Cristo.

Archeologicamente parlando gli studiosi si sono confrontati su reperti quali la tavola di Karnak, la tavola di Abido, la tavola di Saqqara, la Pietra di Palermo e il Canone Regio di Torino. Tutti questi reperti contengono liste più o meno complete, in parte danneggiate, di sovrani che regnarono in vari periodi della civiltà egizia.

Sono stati determinanti anche gli scritti di vari storiografi del tempo antico come Erodoto, Strabone, Manetone, Giuseppe Flavio, Sesto Giulio Africano, Diodoro Siculo ed altri, tutti vissuti a partire dal III secolo a.C. fino al VIII d.C. che hanno descritto nelle loro opere, più o meno attendibili, stralci dell’Egitto antico.

Un valido aiuto alla realizzazione di una cronologia, il più attendibile possibile, è dato dalla cosiddetta “levata eliaca di Sirio”. Questa stella, per 70 giorni, non emerge dalla linea dell’orizzonte restando invisibile dal punto di osservazione egizio, finché appare nel cielo poco prima del sorgere del sole e pochi giorni prima dell’inondazione annuale del Nilo.

Questa coincidenza, a causa della leggera differenza esistente tra il calendario civile e l’anno solare (un quarto di giorno ogni 365) si ripresentava ogni 1460 anni (1 giorno ogni 4 anni x 365= 1640 anni).

Grazie a Censorino, uno studioso del III secolo d.C. che, nel 238, scrisse un trattato astrologico, sappiamo che in quell’anno, detto “anno sacro”, la levata eliaca di Sirio coincideva con il calendario civile.

Retrocedendo di 1460 anni e seguendo alcune iscrizioni sui monumenti che ci sono pervenuti e che descrivono appunto tale coincidenza, è stato possibile stabilire 3 date:

- 1877 a.C. che corrisponde al Medio Regno, mentre regnava Sesostri III durante la XII dinastia.

- 1545 a.C. che corrisponde al Nuovo Regno, mentre regnava Amenhotep I durante la XVIII dinastia.

- 1469 a.C. durante il Regno di Thutmosi, anch’esso appartenente al Nuovo Regno e alla XVIII dinastia.

Secondo la tradizione, documentata da reperti archeologici, è importante nella mitologia Egizia il fondatore della I dinastia e unificatore delle due terre: Nemes chiamato dai greci MENEI e, spesso, indicato come MEN. Da non confondere con MIN, la nota divinità legata al culto della fertilità. Tale divinità ha origini molto antiche, probabilmente predinastiche.

Il monumento-simbolo dell’antico Egitto sono le piramidi di Giza. Numerosi misteri avvolgono ancora oggi queste imponenti costruzioni, ma è bene chiarire che tali misteri non riguardano il chi, il quando e il perché sono state costruite, ma semplicemente il come. Vi sono numerose ipotesi su quest’ultimo punto; rampe, leve, ecc., ma nessuna pare soddisfacente. Bisogna però sfatare alcune leggende, la prima delle quali è la provenienza degli enormi blocchi che non arrivano da lontane miniere del sud, ma da una cava sulla piana di Giza, dove ancora oggi è possibile osservare enormi massi in lavorazione. Gli egizi erano grandi costruttori e davano per scontate tecniche ormai dimenticate, per cui nessuno scriba si è preso la cura di documentarle. Questo può, inizialmente, stupire, ma dobbiamo pensare che è successa la stessa cosa, per esempio, con la trireme romana. Nessuno ha mai scritto un manuale su come si costruisce questo tipo di imbarcazione e, purtroppo, oggi possiamo fare solo delle ipotesi, che risultano tuttavia incomplete affinché si possa procedere alla costruzione di una trireme efficiente come quelle dell’epoca. E si tratta di un periodo molto più vicino a noi rispetto al tempo delle piramidi!

Non bisogna poi dimenticare che gli antichi egizi, erano uomini esattamente come noi. Stesso tipo di cervello e quindi stessa intelligenza ed abilità. La fantasia e la genialità, per esempio, di Leonardo da Vinci potevano essere benissimo trovate in un egiziano dell’epoca: i papiri sono pieni di racconti che riguardano personaggi geniali; nel Papiro Westcar (Marco E. Chioffi, Patrice Le Guilloux e Giuliana Rigamonti, Il Papiro Westcar, Duat Edizioni – Prossimamente) si parla di abili maghi che inscenavano giochi di prestigio di altissimo livello e molto complessi. Non dobbiamo quindi stupirci che nel corso della lunghissima storia egizia, tra l’altro molto più lunga della nostra, compaia di tanto in tanto l’opera di geni e personaggi molto abili proprio come nel periodo che va dall’anno zero ai nostri giorni. Si pensi alle opere di Michelangelo, Leonardo, Dante… Chi è in grado di realizzare un’opra come il David? Probabilmente nessuno, ma nessuno si sognerebbe di definirla un’opera extraterrestre come spesso accade con le piramidi. Tali personaggi geniali nell’antico Egitto sono spesso stati divinizzati, si pensi al grande architetto Jmhotep.

La piana di Giza è sicuramente un’opera di un genio in un contesto sociale molto particolare; tale genio è riuscito non solo a progettare le enormi strutture ma anche a organizzare dei cantieri incredibilmente complessi. Se c’è un mistero dietro alle piramidi riguarda proprio l’organizzazione di una struttura operativa tanto efficiente! Questo però non mette in dubbio la sua natura umana e la collocazione temporale, in quanto, l’immenso cantiere è stato trovato, analizzato, studiato ed è li da vedere.



Rappresentazione della cava di pietra nei pressi di Giza

Qualche anno fa era molto di moda l’ipotesi di Bauval (R.Bauval & A.Gilbert, Il mistero di Orione, Corbaccio, 1997) che sottolineava il parallelismo tra piana di Giza e costellazione di Orione. Giocando con i numeri, con ipotetici allineamenti stellari Bauval retrodatava le piramidi a prima della civiltà.

Analizzando criticamente la teoria di Bauval si scopre che tutte le coincidenza numeriche da lui trovate derivano in realtà da classiche proprietà geometriche di triangoli, piramidi, quadrati, ecc.

Spesso si parla di misteriose gallerie allineate con gli astri, ma in realtà si tratta di condotti di areazione, tra l’altro non rettilinei, dai quali è impossibile qualsiasi tipo di osservazione stellare.

Molti studiosi particolarmente fantasiosi speculano sui grandi monumenti basandosi sul fatto che il lettore medio non si metterà a cercare la prova di ciò che legge con misurazioni e ricerche. Tali ipotesi sono poi spesso romanzate e scritte in modo affascinante, così da stimolare la curiosità e l’interesse del lettore. I dati scientifici, sperimentali e le misurazioni sono invece pubblicate in noiosi diari di scavo redatti da scienziati che spesso sono pessimi divulgatori. Questa situazione ha alimentato, nel corso del tempo, una serie di leggende non suffragate dai fatti; leggende poi riprese da riviste e trasmissioni televisive pseudoscientifiche e riportate come dati certi e scientifici. Spesso, inoltre, viene dimenticata la fonte originale e tali media, poco attendibili, si citano a vicenda convalidando e modificando a loro volta ipotesi che in realtà sono solo fantasie prive di ogni fondamento.

Molte volte il lettore, incauto, si lascia trarre in inganno dal fatto che tali media hanno, al loro interno, un comitato scientifico: indagando un po’ si scopre che tale comitato il più delle volte è composto da eminenti professori di discipline totalmente estranee a quelle trattate. In pratica è come andare a farsi curare una carie dal migliore dei commercialisti…

Questo non è però sinonimo di malafede ma soltanto di inadeguatezza di competenze. E’ stato più volte dimostrato, per esempio, come scienziati accreditati e in buona fede si siano varie volte fatti prendere in giro da sedicenti “maghi”, poi smascherati da prestigiatori (James Randi, Flim Flam - Fandonie, Avverbi, 1999).

Approfondimenti

  • I misteri delle piramidi di Giza
  • Egittologia.NET

    Bibliografia

    S. Donadoni, Testi religiosi egizi, Garzanti, 1997
    C. Gallo, L'astronomia egizia, Muzio Scienza, 1998
    A. Gardiner, La civiltà Egizia, Einaudi, 1997
    N. Grimal, Storia dell'Antico Egitto, Laterza, 1998
    James Randi, Flim Flam - Fandonie, Avverbi, 1999
    S. Vinci, La nascita dello stato nell'Antico Egitto, La Mandragora, 2002
    Toby-Wilkinson, La genesi dei faraoni, Newton Compton, 2004

     Le lampade di Dendera



    Fotografia di A.Vitussi
    Spesso si sente parlare, anche in popolari trasmissioni televisive, delle fantomatiche “lampade” di Dendera, tanto da far pensare che gli archeologi siano veramente in dubbio sul significato di alcune raffigurazioni presenti nell’antico tempio Egizio di Hathor. Il mistero delle “Lampade di Dendera” nasce da una raffigurazione trovata proprio nel tempio tolemaico di Hathor, a Dendera, di alcuni sacerdoti che reggono quelle che potrebbero sembrare delle grosse lampade ad incandescenza o, secondo le interpretazioni più fantasiose, dei tubi di Crookes per l’emissione di raggi X.



    Stefano Bagnasco di fronte ad una ricostruzione della Lampada nel settore Orient

    Queste interpretazioni nascono dall’ignoranza, non nel senso offensivo del termine, di chi si appresta ad ammirare le meraviglie dell’antico Egitto senza un adeguato background culturale e si trova a cercare le risposte ai numerosi perché, che l’Egitto suscita, nelle conoscenze moderne piuttosto che nello studio approfondito e sistematico della cultura Egizia. Dietro allo strano simbolo non vi è nulla di misterioso, ma solo la cultura di un popolo e la stilizzazione di due importanti elementi naturali di grande importanza: il fiore di loto e il serpente. Un simbolo presente, come geroglifico, in vari testi e che nel contesto in cui è posto contribuisce sempre, anche a Dendera, a dare un senso compiuto a ciò che è scritto.

    Approfondimenti:
    http://www.egittologia.net/content/scheda_art.aspx?id_art=504


     Ufo e geroglifici

    Nel tempio di Abydos vi sono delle strane rappresentazioni:

    Una parete decorata con geroglifici mostra dischi volanti, carri armati e addirittura un elicottero Apache!

    Sembra incredibile, ma bisogna sapere che i Faraoni, soprattutto nei templi, avevano l’abitudine di aggiornare i testi lasciati dal predecessore coprendo tutto con uno strato di intonaco, che poi decoravano con geroglifici e illustrazioni. Strato su strato, col passare del tempo, l’intonaco si indebolisce e si sgretola facendo oggi apparire un mix di ciò che è rappresentato sui vari strati.

    Spesso quindi quello che vediamo sulle pareti dei monumenti egizi va prima “elaborato” per capire di cosa si tratti veramente e poi interpretato. Evidentemente per effettuare questa interpretazione è necessario conoscere l’arte Egizia, la storia, la religione e naturalmente la lingua geroglifica. La conoscenza di una lingua evolutasi nell’arco di 3000 anni non è certo cosa semplice e assimilabile nell’arco di poco tempo. Regole di grammatica a parte si pensi che il medio Egizio conta circa 700 simboli, mentre in epoca tolemaica la lingua ne conta più di 2000. Non basta quindi aver letto un libro di divulgazione sui geroglifici per arrogarsi la capacità di saper interpretare l’antica lingua.

    Tornando, quindi, ai disegni di Abydos e analizzando la stratigrafia riusciamo a identificare chiaramente tre geroglifici che sovrapposti danno l’illusione di rappresentare un disco volante:



    r (bocca) + a (braccio) + K (tu, te, tuo)

    Abbiamo fornito la traslitterazione fonetica e tra parentesi il significato dell'ideogramma; il significato dei geroglifici dipende dall'uso e dal contesto, dunque le note e i significati che abbiamo indicato sono solo a scopo esemplificativo in quanto l'argomento è troppo complesso per essere approfondito in questa sede.

    Visitando da turista il tempio di Abydos, si nota che la parete che riporta gli strani segni risulta posta in alto e illuminata artificialmente. Tali condizioni non permettono una visione accurata ed è facile essere ingannati da ombre ed effetti di luce.

    Forse però siamo noi stessi a ingannarci; è molto bello infatti lasciar correre la fantasia davanti alla bellezza e alla precisione della scrittura geroglifica ed immaginare civiltà provenienti da mondi lontani…

    Questa però è solo fantascienza e l’importante è tenere sempre ben netta la separazione tra scienza e fantasia.

    Approfondimenti:
    Marcello Garbagnati, "C’è un UFO in quel geroglifico"
    in Scienza&Paranormale 56, p.36


     Trivia

    Una piramide che si rispetti deve soddisfare due requisiti: (1) avere una forma piramidale; (2) avere le uscite di sicurezza in regola con le leggi vigenti. La piramide di Interlaken rispetta entrambi i vincoli, come dimostra la fotografia qui sotto:

    Testi a cura di Marcello Garbagnati e Paolo Bondielli