Vimana




Le astronavi degli dei indiani?

Il termine Vimana che dà il nome al primo settore del Mystery Park è sanscrito, e indica delle entità simboliche descritte negli antichi poemi epici indù. Una lettura letterale di tali testi consente di immaginarle come moderne astronavi dotate di strumenti tecnologici ad altissima precisione, ma quella che viene sempre sottovalutata è l'enorme difficoltà a tradurre dei testi ricchi di simboli oscuri e appartenenti a culture molto lontane dalla nostra.

Per fare un esempio abbiamo preso un testo tratto dai Rig Veda, uno dei quattro Veda (termine che significa "sapere") insieme a Yajur, Sama, e Atharva. I Rig Veda contengono in prevalenza preghiere, inni rituali, di devozione e canti. Ecco il testo:

Rig Veda 6.58.3
Inno 58 - Pusan
1. Come il Cielo tu sei: una forma è splendente, una [l'altra] sacra, come il dì e la notte dissimili in colore. Tutti i tuoi poteri magici ci soccorrono, ci facciamo affidamento. La tua munificenza qui sia propizia, o Pusan
2. Nato da capra, guardiano del gregge, egli la cui dimora è la forza, ispiratore dell'inno, posto sopra il mondo intero; Incitando con il suo sprone che si muove leggero in ogni dove, avanzi guardando tutte le creature, Pusan, Dio.
3. O Pusan, con le tue navi dorate che solcano l'oceano, nel regno dell'aere, porti l'ambasciata a Surya, soggiogato dall'amore, bramoso di gloria.
4. Quasi congiunto del cielo e della terra è Pusan, munifico, Signore di quello che ci nutre, di mirabile splendore, il quale, forte e vigoroso e veloce, soggiogato dall'amore, le divinità consegnarono a Surya.

La frase in grassetto viene considerata una prova dell'esistenza di oggetti volanti ad alta tecnologia. Altri brani descrivono carri del genere:

Rig Veda 4.36.1
Inno 36 - Rbhus
1. Il tuo carro a tre ruote, che non fu fatto per cavalli e redini, meritevole di lodi, avanza nel firmamento. E' questa la proclamazione della tua divinità, che voi, Rbhus, voi sostenete la terra e il cielo.
2. Voi sapienti, che avete creato con la vostra mente, il vostro pensiero, il leggero e rapido carro che non sbaglia mai, voi come tali, Vi invochiamo a bere di questa offerta, voi Vajas e voi Rbhus.
3. O Vajas, Rbhus, venuti da lontano [che andate lontano], fu quella la vostra esaltazione gloriosamente affermata tra gli Dei, quando gli antichi genitori, consumati dai giorni, voi avete forgiato a nuova giovinezza così che potessero muoversi a loro volontà.
4. La coppa unica avete reso quadrupla, e con la vostra saggezza avete fatto nascere la Vacca dalla pelle. Così rapidamente, tra gli Dei avete conquistato l'immortalità. Vajas e Rbhus, la vostra impresa andrà esaltata.
5. La ricchezza ottenuta dai Rbhus è la gloria più riconosciuta, quella che gli Eroi, leggendari per vigore, hanno prodotto. Nei sinodi deve essere cantato il carro che ha forgiato Vibhvan: quello che voi favorite, o Dei, è celebrato tra gli uomini.
6. Forte è il destriero, l'uomo un sapiente di eloquenza, l'arciere un eroe arduo da sconfiggere in battaglia, Gran messe di ricchezza e forza umana egli ha avuto e Vaja, Vibhvan, Rbhus guardano benigni a lui.
7. Ti è stato assegnato il più ricco ornamento, l'inno di lode: Vajas e Rbhus, gioìtene al riguardo; Poiché voi avete erudizione e saggezza e abilità poetica: come tali, con la nostra preghiera, vi invochiamo di venire.
8. Assecondando i desideri dei nostri cuori possiate voi, che avete conoscenza dei piaceri umani, Forgiare per noi, o Rbhus, potenza e splendide ricchezze, ricche in coraggio, eccellenza e forza vitale.
9. Concedendo a noi tale ricchezza e progenie, forgiate qui per noi fama per giusti eroi. Degnati, o Rbhus, di concedere a noi ricchezze di un genere splendente, così da renderci più illustri degli altri.

L'interpretazione "letterale" dei carri volanti non riesce a cogliere il signficato del brano nella sua interezza. Questo, infatti, ha l'aspetto evidente di un inno simbolico, parabola psichedelica che prendere alla lettera significa "affettare" ad un livello interpretativo infimo, senza cogliere il paradosso di una civiltà in grado di evolversi fino a realizzare macchine volanti e incapace di lasciare tracce materiali evidenti ai posteri. Quali sono, infatti, i reperti che proverebbero il passato ipertecnologico dell'umanità? Il Mystery Park è stato, per qualche mese, affiancato ad una mostra di "oggetti impossibili", che occupava un ulteriore padiglione. La nostra comune passione per Martin Mystére ci ha fatto ritrovare reperti che già conoscevamo dalle pagine di Alfredo Castelli, e in generale abbiamo potuto osservare materiale molto eterogeneo. Alcuni oggetti erano certamente molto belli, altri meno, ma per la maggior parte le interpretazioni "esotiche" tentate dalle didascalie fantarcheologiche apparivano molto stiracchiate... e se si fingeva che non ci fossero, tutta la mostra finiva per essere una specie di mostra missionaria neanche tanto ricca.

Dei molti oggetti presentati ci piacerebbe trattare approfonditamente in futuro; per adesso bisognerà accontentarsi di qualche anticipazione:

  • Uno scheletro di un essere umano gigante, alto più di sette metri, ricostruito a grandezza naturale. Unico indizio della sua reale esistenza in un remoto passato: un pezzo di osso di una decina di centimetri.
  • In poca evidenza, un piccolo pezzetto di metallico dall'aria innocua, etichettato senza imbarazzo (e senza ulteriori spiegazioni) come "frammento di UFO".
  • Una lastra che avrebbe dovuto riportare graffiti in molte lingue antiche; egizio, cinese, greco... ma che sfortunatamente era stata, a quanto pare, collocata nella vetrina capovolta, perchè noi non siamo riusciti a distinguere nessuna iscrizione.
  • Un blocco di pietra, approssimativamente cubico. E basta. La didascalia diceva che si trattava di un cranio umano racchiuso in un guscio di pietra che, logicamente, non avrebbe potuto contenere alcun fossile. L'esistenza del cranio andava creduta sulla fiducia, perché né era visibile dall'esterno, né l'organizzazione aveva creduto necessario esporre una radiografia.

    Ma l'indizio più forte di cosa ci avrebbe aspettato durante la visita lo abbiamo trovato ancora prima di entrare. Il manifesto della mostra raffigurava una statuetta precolombiana, che a detta degli organizzatori poteva rappresentare la testa di un astronauta con tanto di casco. Era già da un po' che Beatrice la guardava con aria pensierosa; ad un certo punto, illuminata, tira fuori un portachiavi giallo. Mistero risolto: l'astronauta è in realtà una versione precolombiana di Winnie the Pooh vestito da gallina.



    Confronto tra i due reperti di epoche diverse

    Testi a cura del CICAP Piemonte
    Traduzione a cura di Renato Verga