Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


Gli spiriti balistici di via Roero di Cortanze

Giandujotto scettico n° 47 del 26/9/2019

Mi dicono che a casa mia hanno preso alloggio gli spiriti. Io non so se si tratti di una cosa soprannaturale o viceversa naturalissima: so però che nel mio alloggio non si vive più tranquilli. La prego quindi, signor Commissario, di provvedere per un opportuno sopralluogo.
L'edificio di via Roero di Cortanze, a Torino, nel quale nell'estate del 1935 sarebbero avvenuti “strani” fenomeni. © Sofia Lincos & Giuseppe Stilo
L'edificio di via Roero di Cortanze, a Torino, nel quale nell'estate del 1935 sarebbero avvenuti “strani” fenomeni. © Sofia Lincos & Giuseppe Stilo

A parlare così, stando a La Stampa del 23 luglio 1935, era un certo professor Fontana. Abitava a Torino, in un alloggio al secondo piano in via Roero di Cortanze 4, che oggi si trova esattamente alle spalle della sede universitaria di Palazzo Nuovo, e quel giorno si era recato al Commissariato di Polizia di via Verdi per denunciare una serie di inquietanti fenomeni che da una settimana avvenivano in casa sua.

Il primo episodio era avvenuto verso le undici del mattino, nella cucina dell'alloggio del professore; un locale illuminato solo da una piccola finestrella, che dava sul pianerottolo della scala. Quel giorno la donna di servizio, una friulana diciassettenne, stava attendendo ai suoi lavori quando del terriccio cominciò a pioverle sulla testa, attraverso la finestrella. Al pomeriggio, la scena si ripeté, ma quella volta a essere scagliato attraverso la finestrella fu un mattone che andò a frantumarsi sulla parete opposta. La donna urlò, accorsero i familiari, e venne aperta una vera e propria indagine, con tanto di appostamenti sulle scale “per cogliere in flagrante lo sconosciuto tiratore”. Vennero poste anche delle assi per coprire la finestrella.

Fu tutto inutile. Nei giorni successivi piovvero nella cucina una bottiglia, un coccio di vetro, un mattone e altri oggetti ancora. Ecco quindi il mistero: come facevano tutti questi proiettili improvvisati a passare attraverso la finestrella sbarrata? E anche prima, come potevano passare quelle cose in mezzo a sbarre larghe pochi centimetri, e da un'apertura posta a quattro o cinque metri d'altezza sul pianerottolo, quindi difficilmente raggiungibile anche con una scala?

Era forse opera degli spiriti?

Non tutti la pensavano così: c'era chi pensava a una rappresaglia. Il professor Fontana, infatti, in quel periodo era in lite con un'altra inquilina di via Roero di Cortanze, una donna che alcuni mesi prima aveva preso in affitto una soffitta. Ma - riferiva La Stampa - l'inquilina era risultata sgradita agli altri abitanti del palazzo, e il proprietario l'aveva sfrattata. La donna aveva dato la colpa alla famiglia Fontana, e aveva fatto alcune piazzate ai “nemici” sul pianerottolo dello stabile. Contemporaneamente erano iniziati i “lanci”. In più, la famiglia Fontana, insieme ad altri inquilini del palazzo era oggetto di lettere anonime e alla comparsa di frasi ingiuriose scritte sugli usci degli appartamenti.

Su quello dei Fontana era apparsa anche una grossa e sinistra croce.

Ma i fatti inquietanti non si erano fermati qui. Quello più grave era accaduto la sera del 19 giugno, verso le 19, quando la donna di servizio dei Fontana era sola in casa. Aveva sentito suonare alla porta e si era trovata davanti un giovane di circa venticinque anni, che aveva detto di conoscere i padroni di casa e che le aveva chiesto di entrare. Al suo diniego, l'uomo aveva tentato comunque di penetrare nelle casa, ma poi si era allontanato profferendo minacce. La scena si era ripetuta il giorno successivo, ma questa volta a suonare alla porta era stato un altro uomo, che asseriva di dover riparare una radio. La servetta aveva di nuovo negato l'accesso al visitatore, ma questa volta lo sconosciuto l'aveva addirittura aggredita, lasciandole due grossi lividi sul collo.

Questo, almeno, era quanto aveva raccontato ai padroni la ragazza.

Dopo un episodio così grave, il professor Fontana aveva optato per la denuncia, ma i poliziotti al momento non erano ancora riusciti a svelare l'arcano.

Dunque, che cos'era successo?

La Stampa raccontava che in seguito il padrone di casa aveva chiesto consiglio al professor Edoardo Audenino, psichiatra e docente alla Regia Università di Torino, nonché grande appassionato di metapsichica e studioso di spiritismo. Il professore aveva esaminato i locali e la ragazza, e aveva così sentenziato: la domestica aveva facoltà medianiche ed era stata preda di “fenomeni sonnambolici”.

La donna in effetti aveva già prestato servizio in una famiglia di Milano, e anche lì erano avvenuti fenomeni strani. Un'indiscrezione che il giornalista de La Stampa aveva verificato, chiedendo informazioni al riguardo. Nella casa milanese la servetta aveva prodotto “fenomeni di trasposizione di oggetti”, e pareva che fin dalla più tenera età fosse soggetta a “crisi di sonnambulismo”. Due cose che, per una parte della scienza dell'epoca marciavano di pari passo: persone dotate di presunte facoltà medianiche potevano andare in trance, e durante questo stato di incoscienza richiamare a sé gli “spiriti”. Un comportamento che, su un altro versante, veniva messo in relazione col sonnambulismo.

Secondo il professor Audenino la giovane doveva essere rimasta impressionata dalle scenate dell'inquilina sfrattata, e quella impressione poteva aver “dominato il suo subcosciente”. Tutto questo aveva spalancato la porta agli spiriti, che si erano manifestati con i lanci di mattoni e di bottiglie. Ma, saggiamente - specificava La Stampa - si vagava nel campo delle ipotesi.

Supposizioni ragionevoli per alcuni scienziati dell'epoca, ma che al giorno d'oggi lasciano insoddisfatti. Non sappiamo se la giovane abbia continuato a lavorare presso la famiglia Fontana, se abbia intrapreso una proficua carriera da medium o se il professore, dall'alto dei suoi studi, l'abbia convinta a “curare” quei presunti episodi di sonnambulismo. Le terapie dell'epoca erano basate su pochissimi principi farmacologici attivi, a volte erano brutali, le possibilità diagnostiche neurocerebrali tramite strumentazioni erano pressoché nulle e poteva accadere che in qualche caso giovani donne finissero internate per il resto della loro vita anche per lievi sintomi di disagio psichico.

Qualunque motivazione stesse dietro quegli innocui lanci di pietrisco, ci auguriamo che la sua sorte non sia stata così tragica.

Sofia Lincos e Giuseppe Stilo



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