Maria Geltrude Fodrat: un’ossessa nella Torino del 1850

Maria Geltrude Fodrat: un’ossessa nella Torino del 1850

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Giandujotto scettico n° 118 di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo (14/07/2022)

Di Maria Geltrude Fodrat sappiamo pochissimo. Sappiamo che era considerata posseduta e che nel 1850 fu sottoposta ad un esorcismo. Ma il suo caso era destinato a suscitare un polverone, i cui strascichi sarebbero andati avanti per anni…

Un caso di possessione “ostinata”

Era il 14 maggio 1850 quando il vicario generale cattolico di Torino, monsignor Alessandro Vogliotti, mandò due persone al vescovo Giovanni Ceretti, presso il santuario della Consolata. Domandava per scritto che i due fossero esaminati dal superiore e – se opportuno – che fossero sottoposti ad esorcismo. 

Si trattava di Maria Geltrude Fodrat, di 23 anni, e di suo cugino Agostino Clapier. Arrivavano dalla borgata Bessan, in alta val Moriana: una zona che oggi è in territorio francese, ma che all’epoca ricadeva sotto la diocesi di Torino. I due furono esaminati. La giovane presentava “fenomeni convulsivi insoliti”, giudicati “superiori alle ordinarie forze della natura”. Lo stesso accadeva al cugino. Vennero dunque sottoposti a preghiere di esorcismo e benedizioni presso il santuario della Consolata. Dopo di che, Agostino recuperò la salute, mentre Maria Geltrude – dopo di aver “goduto una calma quasi perfetta per lo spazio di una settimana” – fu nuovamente assalita dalle convulsioni, prima leggere e poco durature, poi sempre più gravi e continue. 

Fu a quel punto che si decise di sottoporla a una visita medica, per capire se davvero avesse bisogno di un esorcismo. I tre dottori scelti per il consulto si chiamavano Francesco Vallauri, Giacinto Forni e Celso Bellingeri. Dell’ultimo sappiamo che è menzionato da don Giovanni Bosco nelle sue Memorie come “fervoroso cattolico, dotto ed esperto nell’arte salutare, medico dei giovani interni e maestro di scienze naturali ai primi chierici che si preparavano per essere insigniti dei gradi Universitari”. Il 10 giugno 1850 visitarono la giovane, e “certificarono” la possessione demoniaca, autorizzando l’esorcismo. 

La lunga polemica esplose proprio intorno al loro giudizio, ritenuto dai colleghi avventato e contrario alla scienza. 

La relazione medica pre-esorcismo

Il giudizio dei tre venne pubblicato nella Gazzetta Medica Italiana del 23 settembre 1850. La relazione può essere letta qui, riprodotta e commentata dal famoso occultista Giuliano Kremmerz (all’anagrafe Ciro Formisano, 1861-1930). 

I tre medici spiegavano di aver visitato la giovane e di averne indagato la storia clinica. Assicuravano che Maria Geltrude  – donna robusta e muscolosa – non aveva sofferto nella sua vita di alcuna particolare malattia. Eppure, ora presentava un singhiozzo inestinguibile, accompagnato da spasimi che coinvolgevano tutto l’apparato respiratorio. Ma soprattutto, questo problema sembrava aggravarsi a contatto con acqua benedetta e “sacre reliquie”:

I fenomeni aventi dell’insolito e straordinario furono, che essendo stati introdotti nella stanza in cui ci trovavamo coll’inferma alcuni sacerdoti, tra cui il rev.do Gio. Battista Ferreri della Consolata, i quali si fecero a recitare sopra l’inferma varie orazioni e benedizioni del Rituale Romano contro le infestazioni degli spiriti maligni, aggiuntevi aspersioni di acqua santa ed applicazione di sacre reliquie, le convulsioni diaframmatiche e dell’apparato muscolare respiratore acquistarono ad un tratto una intensità straordinaria con urli e strida accompagnate da convulsioni delle estremità sia superiori che inferiori, prima cloniche poi toniche, necessitanti il concorso e tutto il vigore di parecchie persone per poterla rattenere, ed impedire che urtando si facesse qualche grave male.

Per i medici, non c’era dubbio che la donna fosse un’ossessa: le pupille si dilatavano, il volto si contraeva, le mascelle si serravano. 

Si è potuto osservare in modo ben distinto che ad alcune formole di orazione con cui il sacerdote imperava agli spiriti infestanti di dar segno attuale e manifesto della loro presenza ed operazione, le convulsioni toccavano il massimo grado, le urla divenivano insofferibili, con suoni ed accenti belluini raffiguranti specialmente i latrati del cane. 

Quando il sacerdote se ne andava, la donna si calmava; il singhiozzo c’era sempre, ma molto più calmo, e ogni tanto cessava. Quando il religioso ritornava nella stanza, ecco che tutto ricominciava da capo… Da tutto ciò, i tre dottori conclusero:

sono unanimi di parere i sottoscritti che vi siano nel presente caso della Maria Geltrude Fodrat sufficienti anzi, validi motivi per addivenire, secondo il giudizio che sarà per portarne l’autorità ecclesiastica, a cui sola si spetta il discernimento degli spiriti e delle cose che ne dipendono, all’applicazione, delli speciali rimedii spirituali dalla Chiesa approvati e destinati contro le influenze ed operazioni degli spiriti maligni. 

Vallauri Francesco medico
Giacinto Forni dottore in med. e chirur.
Celso Bellingeri dottore in med. e chirur.

Questo esorcismo, insomma, s’aveva da fare, e venne ripetuto, probabilmente, più di una volta, in chiese diverse di Torino, per no attirare troppo l’attenzione dell’opinione pubblica

Quella possessione “certificata” è uno scandalo!

Immediatamente montò la polemica: per molti colleghi dei tre la scienza non poteva in alcun modo fare da apristrada alle convinzioni di una particolare confessione religiosa o, addirittura, alla superstizione. Il giudizio sulla Fodrat era stato ingenuo e affrettato. In questa polemica, aveva un peso evidente il momento storico che stava vivendo l’Italia: man mano che il processo di unificazione nazionale avanzava, l’anticlericalismo prendeva piede. Negli strati alti della società, a cui appartenevano molti dottori, si guardava a Roma come un ostacolo e un relitto della storia. Quell’assist dei loro colleghi alle idee della chiesa romana non poteva essere visto di buon occhio. 

Il colpo più duro fu assestato dall’Associazione medica degli stati sardi, che, riunita in consulta il 1° ottobre 1850 produsse una dichiarazione ufficiale che prendeva le distanze dal parere di Vallauri, Forni e Bellingeri: 

[…] La Consulta Centrale dell’Associazione Medica degli Stati Sardi, fattasi in ciò l’interprete dell’opinione universale dei suoi colleghi, stretta dall’autorità dei più illustri medici antichi e moderni, unanime protesta che di tutti i fenomeni osservati negli individui in discorso e citati nella relativa storia pubblicata nella Gazzetta Medica, niuno assolutamente trovasene che la scienza medica non ispieghi al giorno d’oggi unicamente per l’azione delle semplici cause naturali;

E dichiara nello stesso tempo che, sia dalla summentovata narrazione, sia dalle notizie comunicatele da varii Membri della Consulta Centrale i quali ebbero prima occasione di visitare ed esaminare i medesimi Fodrat e Clapier appena giunti in Torino, risulta abbastanza chiaramente e indubitatamente che i sovranominati medici nel profferire il loro giudizio intorno al fatto in questione, hanno posto in non cale tutte le norme prescritte della prudenza medica in simili contingenze;

E conchiude pertanto potersi con certezza applicare a questo fatto, come a tutte gli analoghi, la nota sentenza di Riolano: Multa ficta, a morbo pauca, nihil a Daemone.

I medici della Consulta, capitanati dal presidente Giovanni Stefano Bonacossa e dal segretario Giacinto Pacchiotti, facevano riferimento a un celebre caso di “posseduta” del Sedicesimo secolo: Martha Brossier. Sospettando un inganno, le venne fatta bere dell’acqua normale dicendole che era acqua santa e le fu accostata una chiave comune avvolta in un drappo rosso, spacciata per una reliquia della “vera croce”. Furono poi recitati versi tratti dalle poesie di Virgilio, che la donna, nella sua incultura, scambiò per preghiere di esorcismo. A queste azioni, Martha Brossier reagì urlando e dimenandosi come un’ossessa. Quel primitivo test in cieco fece concludere agli uomini che la esaminavano che nel suo caso c’erano “molte finzioni, un po’ di malattia, nulla di demoniaco”. 

Perché nel caso di Maria Geltrude Fodrat non si era pensato a fare un simile esperimento e si era accettata supinamente l’idea cattolica della possessione?

Forni si difende

Al parere della Consulta fecero seguito dichiarazioni simili da parte del Comitato Medico di Pinerolo (9 ottobre) e del Comitato medico di Alba (19 ottobre). Anche la Reale Accademia medico-chirurgica di Torino, di cui Forni era socio, concluse “essere erroneo il giudizio dato […] circa la spiegazione di quel fatto”. Alla seduta, Giacinto Forni non era presente. 

In mezzo alle feroci polemiche, Vallauri e Bellingeri preferirono defilarsi: non intervennero sui giornali, non commentarono in alcun modo. A difendere la causa rimase solo il povero Forni, che cercò di rispondere alle numerose obiezioni con note e con aggiunte alla relazione che aveva steso con gli altri. Le sue considerazioni furono raccolte in un libretto, Del mondo degli spiriti e della sua efficacia nell’universo sensibile, coll’esame di un caso d’ossessione osservato in Torino nel 1850. Potete leggerlo integralmente qui (pubblicato a Torino nel 1851, fu poi riproposto a puntate dalla rivista di metapsichica Luce e Ombra). 

Copertina del libro di Giacinto ForniNel libro, Forni la prendeva larghissima: partiva spiegando che nel corso della storia ogni popolo aveva riconosciuto l’esistenza di un “mondo di spiriti” tutto intorno a noi; citava poi i pareri di Agostino d’Ippona e di Tommaso Campanella, univa estasi religiose e magnetismo animale sotto un’unica bandiera, cercava di dimostrare l’inefficacia della scienza di fronte al soprannaturale. Riguardo al caso di Maria Geltrude Fodrat, affermava che le censure nei confronti del suo parere derivavano da un pregiudizio:

I medici più illustri non ammettono sovrannaturale di sorta nelle malattie.

Forni, ovviamente, non condivideva questo parere. Rispetto alla relazione precedente, aggiungeva che Gertrude Fodrat reagiva violentemente anche quando si pregava “a sua insaputa”, accostandole una reliquia senza dirle la sua natura o mettendole delle gocce di acqua santa sulle spalle. Queste affermazioni miravano, ovviamente, a controbattere le accuse di ingenuità: l’indemoniata non era una simulatrice, il suo stato non poteva essere l’effetto di una “fantasia esaltata”. 

Forni concludeva attaccando la medicina moderna, che dopo diciotto secoli di Cristianesimo era ancora “materiale e pagana”, ignorava la “divina favilla dello spirito” e i “misteri adorabili del Verbo Incarnato”. 

Da medici a macchiette

Il libro, come si può immaginare, incassò una recensione favorevolissima da parte della Civiltà Cattolica, che plaudiva al coraggio dell’autore contro l’ateismo che ormai aveva avvinto la medicina. Al tempo stesso, però, questa presa di posizione non fece altro che alimentare le prese in giro da parte dei giornali anticlericali (numerosissime quelle sulla Gazzetta del Popolo). 

Questo era il clima: il 28 settembre 1850 un celebre giornale satirico torinese, il Fischietto, pubblicò una commediola in rima a firma di un certo “Fra Matteo”, che aveva per protagonisti i tre medici, i sacerdoti e Geltrude Fodrat. L’umorismo era di bassa lega, le allusioni sessuali si sprecavano, e i protagonisti erano ritratti come ingenui ed esaltati. La scenetta terminava con la giovane donna che riempiva di mazzate dottori ed esorcisti, obbligandoli alla fuga. 

Conclusione: 

Geltrude vedendosi sola va in uno scroscio di riso e chiude la commedia. 

GELTRUDE: Terminato, o signori, è lo spettacolo,
Alfine anche il Piemonte ha il suo miracolo.
Se v’ha tra voi chi non ci crede un cavolo,
Gli caschi il naso, e se lo porti il diavolo.

Sulla Gazzetta del Popolo comparve invece una parodia della relazione medica sulla Fodrat in cui si raccontava di un gatto spiritato: dava in escandescenze non appena gli si mostrava L’Armonia, giornale cattolico che aveva difeso la realtà “misteriosa” della vicenda. L’autore del pezzo invitava pertanto i dottori Vallauri, Forni e Bellingeri a visitarlo. 

Perfino un almanacco inserì tra le sue predizioni l’episodio: affermava che nel maggio 1851 i preti avrebbero fatto una petizione per potersi ammogliare e che 

I dottori Vallauri, Forni e Bellingeri trotteranno per i prati e per i boschi in cerca di qualche Geltrude Fodrat per farle l’estrazione del demonio.

E ci fu addirittura chi ipotizzò – tra il serio e il faceto – che l’ossessa e suo cugino non fossero altro che due “gesuiti travestiti”, decisi a segnare un punto a favore della religione dominante nello Stato sardo, quella cattolica, contro la medicina dei “senza Dio”.  

Conclusione spiritica

Il caso di Geltrude Fodrat ebbe, come visto, una grandissima risonanza. Negli anni fu commentato e ripreso in innumerevoli libri sul magnetismo animale, lo spiritismo e il soprannaturale (qui, ad esempio, potete leggere il riassunto che ne fece Francesco Guidi).

Ma ci fu ancora una svolta interessante della vicenda. Dopo aver pubblicato il suo libro, Forni cominciò a seguire sempre più lo spiritismo. Ne fu, anzi, un antesignano, fondatore di un giornale ad esso dedicato. La cosa, come immaginerete, gli alienò le simpatie della chiesa cattolica, che tanto lo aveva sostenuto. 

Una lettera arrivata al giornale Nova Lux nel 1893 ne ripercorre la storia

[…] Quest’uomo fu il dottor Giacinto Forni; e il giornale «L’epoca nuova», che vide la luce in Torino verso il 60. […] E il dottor Forni quasi deriso dai suoi colleghi, combattuto accanitamente e atrocemente dalla curia, che mandava in ogni famiglia dei suoi clienti emissarii a sparlarne ed a rappresentarlo come pazzo, indemoniato, nemico di Dio e della religione dovette abbandonare la coraggiosa iniziativa, e l’«Epoca nuova», dopo qualche anno, sospese le sue pubblicazioni. Il povero dottore andava perdendo la sua clientela, unica risorsa, o quasi, da cui traesse il sostentamento per la sua famiglia. Anche in casa mia venne il parroco, e trovatevi sopra un tavolino il giornale incriminato, si die’ gesuitescamente a sobillare mia moglie (io assente); ma essa gli rispose, che benediceva il giorno da che quel foglio era entrato in casa sua.

Non sappiamo se davvero il giornale di Forni, L’Epoca Nuova. Gazzetta spiritica settimanale, fu davvero la prima rivista spiritica ad uscire in Italia, come sostengono alcune fonti (si legga, ad esempio, il Dizionario di Scienze Occulte di Armando Pappalardo). Probabilmente vide la luce nel gennaio 1866, preceduta dagli Annali dello spiritismo in Italia diretti da Niceforo Filalete (alias Vincenzo Scarpa). Si può comunque affermare che Forni fu tra i primi studiosi di spiritismo in Italia, e che non gli mancò una certa caparbietà nel sostenere le sue idee. 

Una passione che, forse, era nata anche da quelle polemiche che lo avevano coinvolto nel 1850. Quanto a Maria Geltrude Fodrat, è la “grande assente” di tutta questa faccenda: non possiamo dire se fosse una millantatrice o se soffrisse davvero di disturbi psichiatrici, né, in questo caso, se gli esorcismi siano giovati ad alleviarne i sintomi. Intorno alla sua storia si scontrarono per anni due diverse concezioni della scienza e del soprannaturale; eppure di cosa pensasse, o sentisse questa donna, sappiamo poco o nulla. 

Immagine in evidenza: Esorcismo di San Zeno di Francesco Pesellino a Pistoia, fotografia di Sailko, da Wikimedia Commons, licenza CC BY 3.0