Le uova piemontesi segnate dall’eclissi

Le uova piemontesi segnate dall’eclissi

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Giandujotto scettico n° 96 di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

L’eclissi totale di Sole del 15 febbraio 1961 in Italia fu un fenomeno sociale di massa. Giornali e televisione nel parlarono per giorni, molte attività lavorative vennero interrotte per permettere ai dipendenti di ammirare il fenomeno, alcuni film si ispirarono ad essa, a cominciare da uno dei classici cinematografici di Michelangelo Antonioni – L’eclisse, appunto. Era, in fondo, l’unica eclissi totale del XX secolo visibile nel nostro Paese, dunque un evento che non si sarebbe più ripetuto per quella generazione.

Ma l’eclissi-mania non contagiò solo gli esseri umani: coinvolse, su larga scala e su tutto il territorio nazionale, anche le galline.

Il 17 febbraio, Stampa Sera diede notizia di due uova rimaste “segnate” dal fenomeno astronomico, a Carrara e ad Acqui Terme, nell’alessandrino. Di che cosa si trattava? L’episodio piemontese, corredato da una fotografia, fu così descritto dal quotidiano:

Di grandezza normale, presenta un leggero schiacciamento sul quale è visibile un disegno in rilievo in cui si può riconoscere, senza ricorrere all’immaginazione, il disco solare oscurato con tutt’intorno le protuberanze della corona del Sole. […] La notizia del singolare uovo si è presto sparsa in città ed a lungo se ne è discusso. Il reperto, gelosamente conservato dal proprietario, venne esposto in una vetrina della pasticceria “Terme”, ad Acqui.

L’uovo dell’eclisse di Acqui Terme (1961)

L’uovo dell’eclisse di Acqui Terme (1961)

Servizi su uova simili apparvero in tutti i telegiornali: sembrava che in ogni angolo d’Italia le galline, impressionate dalla scomparsa del Sole, avessero deciso di imprimere sui gusci un’immagine del misterioso evento. In Piemonte si registrarono altri due casi, a Bussoleno (Torino) e a Vallegioliti (Alessandria) (Stampa Sera del 18 febbraio). Anche Mike Bongiorno, che all’epoca conduceva insieme ad Enzo Tortora il programma tv “Campanile Sera”, mostrò in trasmissione le uova “segnate”.

La storia tornò a circolare, un anno dopo, nel 1962, quando il 2 marzo Il Nuovo Monferrato diede notizia di una gallina nata nel giorno dell’eclissi, evidentemente rimasta “segnata” anch’essa:

Una gallina nata il 15 febbraio dello scorso anno, giorno in cui avvenne l’eclisse di Sole, ad intervalli di circa 45 giorni depone un uovo che porta chiaramente impresso sul guscio l’impronta dell’eccezionale fenomeno celeste. Nei rimanenti giorni le uova del bipede sono perfettamente normali. Il proprietario della gallina […] ha constatato che le uova recanti le impronte dell’eclisse sono internamente uguali alle altre comuni.

Anche in questo caso una delle uova incriminate fu esposta allo sguardo dei curiosi, nella sede ACLI del quartiere Oltre Ponte di Casale Monferrato.

L’eclisse (parziale in Italia) dell’11 agosto 1999 non fu da meno. È interessante il meccanismo di attenzione selettiva che fu alla base di una testimonianza che giunse da Sant’Anna di Montiglio (Alessandria). Lì, un cantoniere in pensione si ritrovò con due uova perché sua madre nel 1961 gli aveva raccontato che era successo lo stesso. Ecco come si comportò:

Allora mi sono preparato e sono stato attento: nell’ora dell’eclisse il gallo del mio pollaio ha fecondato due galline. Il giorno dopo le stesse due galline hanno fatto due uova, con sul guscio l’immagine del Sole circondato da raggi.

Ma lo stesso era successo nella vicina Grognardo un mese prima della stessa eclisse del 1999, e allora anche questi proprietari della seconda gallina si ricordarono (stavolta con un collegamento a posteriori) che nel 1961 durante l’eclisse le galline erano rientrate nel pollaio. Al mattino dopo – c’era da giurarlo – notarono su un guscio il segno dell’eclisse (La Stampa, ediz. di Alessandria, 15 agosto 1999).

E attenzione: anche a Graglia, nel biellese, comparve un uovo dell’eclisse. Beh, anche stavolta per la famiglia proprietaria fu un déja vu: nel ‘61 era successo lo stesso, con la differenza che allora il miracoloso reperto era stato gettato nella spazzatura, mentre nel 1999 tutti si recarono dal fotografo locale, dove l’uovo era stato esposto (La Stampa, cronaca di Biella, 20 agosto 1999).

Il giorno dopo l’eclisse uova segnate furono raccolte anche nel Cuneese, a Cardè e a San Nicola di Villafranca Piemonte (Corriere di Saluzzo, 27 agosto 1999). Invece, per la festa della santa patrona di Santa Lucia di Fossano, a settembre, fu raccolto un uovo dalla forma strana, che venne esposto durante i festeggiamenti: anche stavolta, fu considerato come un qualcosa legato all’eclisse del mese prima (La Fedeltà, Cuneo, 15 settembre 1999).

L’uovo dell’eclisse di Villafranca Piemonte (1999)

L’uovo dell’eclisse di Villafranca Piemonte (1999)

E se ci sono le uova dell’eclisse, ma l’eclisse non c’è, nemmeno in date vicine? Allora il fenomeno viene attribuito correttamente a cause fisiologiche, ma “salvando” come misteriose quelle notate in date prossime ad altri fenomeni astronomici. Sentiamo cosa scrisse La Fedeltà di Cuneo il 1° marzo del 2000, dopo aver detto che le galline della zona di Fossano avevano già prodotto uova con i segni a raggiera nei giorni dell’eclisse:

Questo però non ha nulla a che fare con l’eclisse, bensì è dovuto al funzionamento errato dell’animale che lo ha deposto…

Curioso ragionamento: se l’uovo “strano” viene deposto in concomitanza con l’eclissi, è colpa di quest’ultima; altrimenti, è solo un caso… La distanza temporale è sufficiente a far capire che quei segni sono una semplice anomalia nello sviluppo del guscio, ma non basta per “slegare” i casi accaduti a poche settimane dallo spettacolo celeste…

Anche se non piemontese e nemmeno italiana, ecco infine un’ulteriore nota curiosa sulle nostre uova. Il massimo dell’oscuramento dell’eclisse dell’11 agosto 1999 si verificò in Romania. Ebbene, fra le tante dicerie, attese e voci circolate in quei giorni, l’informazione fornita dalla televisione pubblica, la TVR, fu questo: “durante l’eclisse totale un uovo sta in piedi da solo, senza aiuto” (La Stampa, 12 agosto 1999).

Non sono certo quelle piemontesi le sole uova delle eclissi nella storia, come documenta questo nostro articolo comparso su Query online. Fin dal Seicento il fenomeno era stato segnalato in molte occasioni, ma si sarebbe ripresentato anche in tempi più recenti. Uno dei casi classici si verificò proprio in Piemonte, a Borgosesia, nel luglio del 1748. È una storia interessantissima, anche perché diede origine a una vera controversia scientifica fra dotti del tempo. Dietro a quell’uovo si muovevano un dibattito che riguardava la teoria delle impressioni materne, l’idea del potere della suggestione e quella della somiglianza psicologica tra uomini e animali.

Eppure, la soluzione all’enigma non tardò ad arrivare. Documentato almeno dal ‘500, il fenomeno delle uova delle eclissi fu ben spiegato nel XVIII secolo, quando lo scetticismo sulla natura del fenomeno si diffuse. La riferì, ad esempio, il naturalista e matematico francese conte di Buffon nel terzo tomo (1774) dei nove dedicati agli uccelli, nella sua Histoire naturelle, opera per certi versi anticipatrice dei modelli darwiniani. Fu lui a diffondere la nozione di malleabilità del guscio.

Quando l’uovo viene deposto anzitempo e il guscio non è ancora completamente mineralizzato, può accadere che la gallina vi si sieda sopra per covarlo. Il risultato sarà allora un uovo appiattito su un lato con sopra impressa una forma circolare: la cloaca della gallina.

Tra le ragioni che possono portare a deporre uova di questo genere ci sono carenze di minerali, stress, malattie, ma anche “rumori improvvisi, spavento, alterazioni della luce”, scrive in tempi recenti The Poultry Site. Circostanze che in realtà accadono normalmente in ogni istante, ma che solo in occasione delle eclissi sono da secoli caricate di un “significato” specifico da parte di chi lo osserva.