Il diavolo al galoppo di Intragna

Il diavolo al galoppo di Intragna

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Giandujotto scettico n° 62 di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

Intragna è uno dei tanti comuni piemontesi ormai quasi spopolati. Non è nemmeno troppo distante dal capoluogo, Verbania, ma già in Valle Intrasca, e in larga misura in ambiente montano. Oggi conta in tutto 111 residenti, ma agli inizi del XX secolo, seppur in rapido declino demografico, ne aveva ancora un migliaio.

Proprio all’alba del Ventesimo secolo si colloca una cronaca minima che ci arriva da questo paese. La storia curiosa che abbiamo scovato per voi sembra un riflesso della realtà in cui ebbe luogo. Forse chi la raccontò se ne rendeva conto, e la rese magari ancora più consona alle aspettative dei lettori, che abitassero nelle cittadine turistiche della costa del lago Maggiore o nei paesi più in su.

L’11 maggio del 1901, il bisettimanale di Intra La Vedetta pubblicava un pezzo senz’altro destinato a divertire il pubblico. Ad Intragna si era manifestato Belzebù in persona – si fa per dire, come vedremo.

La notte dal lunedì al martedì di questa settimana (ossia fra il 6 e il 7, NdA) i pacifici abitanti d’Intragna ebbero a sussultare nei loro letti destati da uno strano ospite, che percorre rumoroso le ripide viuzze del paese alpestre.

Era già sonata da un pezzo l’avemaria quando si sentì per il rozzo acciottolato del villaggio un rumore macabro di zampe ferrate e di nitriti.

Beh, voi – e forse anche gli alpigiani di centoventi anni fa – che cosa avreste pensato che fosse?

Le vecchierelle a narrare ai bimbi che non poteva essere che messer Belzebù in persona – e dati i tempi – una visita del diavolo non esser improbabile.

Qualcuno dei pochi uomini rimasti in paese dall’emigrazione, si spinse fuori a veder che mai fosse. E videro uno strano quadrupede, che sbuffando saliva velocemente verso l’alto, battendo colle ugne ferrate il terreno, da cui scaturivano scintille. Rincorso non fu possibile raggiungerlo.

Insomma, il diavolo in persona, sotto forma di quadrupede sferragliante!

Al mattino sotto il Toden (monte Todano, NdA), a più di 1500 metri sul livello del mare, dove a stento arrivano le capre, alcuni alpigiani riuscirono con prudenza e pazienza a impadronirsi di un bel cavallino bajo.

La vivace bestiola era fuggita la sera prima da un accampamento di zingari, attendati presso Intra, e per Trobaso e Ramello anelando a liberi orizzonti si era spinta finora unghia ferrata di nobile solipede. Il giorno dopo arrivarono trafelati in paese anche due zingari – i proprietari del cavallino turco – e dimostrata e comprovata la loro qualità dinnanzi al sindaco d’Intragna, poterono riavere il quadrupede e ritornare con esso a Intra.

L’idea del cronista era che a produrre le voci di quella sera fosse stato l’isolamento culturale del paesino montano.

Nel tranquillo villaggio alpestre è un gran parlare del fatto nuovo davvero. Certe vecchierelle che non han mai veduto di cotali animali sostengono ancora che fosse il ciapin (alla lettera, ferro di cavallo, per estensione, il diavolo ferrato, NdA) in persona

Non deve stupire una simile interpretazione: pur non avendo forse mai visto un cavallo, le donne di Intragna probabilmente sapevano che Satana aveva due zoccoli al posto dei piedi. Una lunga tradizione (radicata in Piemonte, ma diffusa anche altrove) raccontava di demoni la cui natura veniva riconosciuta proprio grazie a questo particolare anatomico. Un esempio tra i più classici: una donna va a ballare, e incontra un bel giovanotto con cui entra in confidenza. I due si lanciano in una danza sfrenata, ma a un certo punto le cade un oggetto. Chinandosi a raccoglierlo, si accorge che il suo accompagnatore ha due zoccoli al posto dei piedi: ed ecco svelata la sua vera natura!

Nella storia del diavolo avvistato ad Intragna c’è però qualcosa in più rispetto a una storia di interpretazioni tradizionali: forse la chiave di lettura dell’isolamento non è così peregrina. La conclusione dell’ignoto autore, non a caso, era assai più legata alla realtà concreta di quella zona.

Vi è poi qualcuno che sostiene invece il cavallo esser stato mandato da chi lo può a collaudare la strada di Vall’Intrasca, poiché da chi di dovere questo collaudo ritarda. Così l’impresario potrà finalmente toccare i… fondi desiderati!

“Chi lo può”… Anziani del posto che di notte trasalivano per il rumore di un cavallo ferrato che non avevano mai visto, e che di giorno attendevano la nuova strada che avrebbe dovuto condurre in basso, verso Intra e Pallanza, se solo “chi lo può” avesse compiuto il suo dovere. Insomma, se quell’imprenditore si fosse sbrigato. Quel diavolo di un “impresario”, come si diceva allora. E forse il senso della storia sta anche un po’ qui.

Immagine: La locandina del film del 1926 “The Devil Horse”, diretto dal regista americano Fred Jackman Sr.